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La decisione sulle modalità del parto è uno dei temi più intimi e al contempo più discussi che i futuri genitori si trovano ad affrontare. Fin dalle prime settimane di gravidanza, la donna viene sommersa da informazioni provenienti dalle fonti più disparate: medici, ostetriche, amiche, madri, nonne e naturalmente da internet. C'è chi giura sul parto naturale come unica strada corretta, e chi invece considera il taglio cesareo programmato una variante più sicura e prevedibile. La verità, però, è che non esiste una risposta universalmente giusta. Ogni gravidanza è diversa, ogni donna ha un corpo diverso, un diverso stato di salute e diverse esperienze di vita. Ed è proprio per questo che vale la pena esaminare l'intera questione con calma, senza pressioni e con informazioni sufficienti.

Uno dei maggiori problemi in cui si imbattono le future madri è la sensazione di dover fare la scelta "giusta" – e che quella giusta sia una sola. I social network e i forum di discussione sono spesso pieni di affermazioni categoriche. I sostenitori del parto naturale talvolta presentano il cesareo come un fallimento, mentre i fautori del parto operativo programmato possono descrivere il parto naturale come un rischio inutile. Entrambe le posizioni sono una distorsione della realtà. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea da tempo che il taglio cesareo è un intervento salvavita con precise indicazioni mediche, ma che al contempo non dovrebbe essere eseguito senza motivo, poiché come ogni operazione comporta rischi specifici. Secondo i dati dell'OMS, il tasso di tagli cesarei è in aumento a livello mondiale e in alcuni Paesi supera il 40%, mentre il tasso ideale è stimato intorno al 10–15%.

Nella Repubblica Ceca la percentuale di tagli cesarei si aggira intorno al 25–28% di tutti i parti, il che corrisponde alla media europea. Ciò significa che circa una donna su quattro partorisce per via operativa. Una parte di questi cesarei è programmata in anticipo sulla base di indicazioni mediche – ad esempio in caso di presentazione podalica, placenta previa, precedente taglio cesareo o altre complicazioni. Un'altra parte è però il risultato di situazioni acute che si verificano durante il travaglio in corso. E poi esiste un gruppo di donne che sceglie il cesareo programmato dopo un'attenta valutazione delle proprie possibilità, senza avere una rigida indicazione medica. Ed è proprio qui che inizia il dibattito più delicato.

Il parto naturale – ovvero il parto vaginale, idealmente con un minimo di interventi – presenta una serie di vantaggi ben documentati. Il corpo della donna è biologicamente preparato a questo processo e, nel caso ideale, si riprende più rapidamente rispetto a un intervento chirurgico addominale. Il neonato che attraversa il canale del parto viene esposto a batteri benefici che colonizzano il suo intestino e gettano le basi di un microbioma sano. Studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature Reviews Microbiology confermano che le modalità del parto hanno un impatto misurabile sulla composizione della flora intestinale del bambino nei primi mesi di vita. La cascata ormonale che si attiva durante il parto naturale – in particolare ossitocina ed endorfine – favorisce inoltre l'instaurarsi del primo contatto tra madre e bambino e facilita l'avvio dell'allattamento. Un ricovero più breve e un ritorno più rapido alle attività quotidiane sono ulteriori vantaggi pratici che le donne menzionano spesso.

D'altra parte, è importante dire chiaramente che il parto naturale non è una passeggiata. Può essere doloroso, estenuante e imprevedibile. Esiste il rischio di lesioni da parto, di travaglio prolungato o di una situazione in cui alla fine si rende comunque necessario ricorrere a un cesareo d'urgenza – che risulta più gravoso per il corpo rispetto a un cesareo programmato. Alcune donne hanno una paura legittima del parto, sia sulla base di una precedente esperienza negativa, di un trauma, sia semplicemente perché per loro rappresenta un'enorme incognita. La tocofobia – ovvero la paura patologica del parto – colpisce secondo le stime circa il 6–10% delle donne in gravidanza e non è assolutamente qualcosa che si possa liquidare con frasi come "ce la farai" o "le donne hanno sempre partorito".


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Quando il taglio cesareo programmato ha la sua giustificazione

Il taglio cesareo programmato è in molti casi inequivocabilmente la scelta più sicura. Se il bambino è in posizione trasversale, se viene diagnosticata una placenta previa, se la donna ha subito determinati interventi chirurgici all'utero o se esistono gravi complicazioni mediche da parte della madre o del feto, il parto operativo è semplicemente una necessità. In queste situazioni non c'è nulla da discutere e nessuna donna dovrebbe sentirsi in colpa per non aver "partorito naturalmente".

La situazione è più complessa laddove l'indicazione medica non è così univoca. Ad esempio, dopo un precedente taglio cesareo è in molti casi possibile partorire per via vaginale – si chiama VBAC (vaginal birth after caesarean) – ma ciò dipende da una serie di fattori, tra cui il tipo di cesareo precedente, il motivo per cui è stato eseguito e lo stato di salute generale della donna. Alcuni ospedali sostengono attivamente il VBAC, altri lo affrontano con maggiore cautela. In una situazione del genere, la donna dovrebbe avere accesso a informazioni equilibrate e la possibilità di consultare il proprio caso con uno specialista che le spieghi i rischi e i benefici concreti di entrambe le opzioni.

E poi c'è la questione del cosiddetto taglio cesareo elettivo – ovvero la situazione in cui la donna sceglie autonomamente il parto operativo, senza una diretta indicazione medica. In alcuni Paesi è una prassi comune, in altri viene vista con diffidenza. Nella Repubblica Ceca la donna non ha un diritto legale formale al cesareo "su richiesta", ma nella pratica molti medici rispettano questa scelta, purché la donna sia sufficientemente informata e la decisione venga presa dopo un'approfondita consultazione. Le ragioni possono essere diverse – dalla già menzionata tocofobia a una precedente esperienza traumatica fino alle preferenze personali. L'importante è che la decisione non sia il risultato di pressioni da nessuna parte.

Proprio la pressione – sia verso il parto naturale che, al contrario, verso il taglio cesareo – è qualcosa che andrebbe prevenuto. Una donna che si sente spinta verso una decisione non può sentirsi al sicuro, e il senso di sicurezza è uno dei fattori chiave per un buon andamento del parto. Come ha splendidamente sintetizzato la leggendaria ostetrica Ina May Gaskin: "Se una donna non può sentirsi al sicuro, il suo corpo non riesce a collaborare pienamente." E questo vale indipendentemente dalle modalità con cui alla fine partorisce.

Proviamo a immaginare una storia concreta. Tereza, primipara a trentadue anni, aveva fin dall'inizio della gravidanza un'idea chiara: voleva partorire naturalmente, idealmente in un centro nascita con un'ostetrica. Si preparava al parto con l'ipnoparto, faceva esercizi sulla palla, frequentava corsi preparto. Alla 36ª settimana, però, l'ecografia mostrò che il bambino era in presentazione podalica. Tereza tentò la versione cefalica esterna, ma senza successo. Alla fine, dopo lunghi colloqui con la sua ginecologa e la sua ostetrica, decise per il taglio cesareo programmato. Provava tristezza per il fatto che il parto non sarebbe stato come lo aveva immaginato, ma al contempo sentiva sollievo nell'avere un piano di cui si fidava. Suo figlio nacque in tranquillità, senza complicazioni, e Tereza ancora oggi dice che la cosa più importante è stata poter decidere da sola e con serenità. Nessun giudizio, nessun senso di fallimento.

Questa storia illustra qualcosa di fondamentale: la pianificazione del parto è importante, ma altrettanto importante è la capacità di adattarsi al mutare delle circostanze. Il piano del parto non è un contratto, è piuttosto una bussola. Indica la direzione, ma tiene conto del fatto che il percorso può andare diversamente da come sembrava inizialmente.

Come decidere senza pressioni

Il primo passo è l'accesso a informazioni di qualità ed equilibrate. Non quelle dei forum di discussione, dove utenti anonimi fanno a gara con storie dell'orrore, ma fonti verificate. L'Istituto ceco per il sostegno all'allattamento e alla maternità, le linee guida della Società ceca di ginecologia e ostetricia, ma anche fonti internazionali come l'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) o la già citata OMS offrono informazioni comprensibili basate sulle evidenze.

Il secondo passo è trovare un operatore sanitario di cui la donna si fidi. Che si tratti di un ginecologo, di un'ostetrica o di una combinazione di entrambi, l'essenziale è che la donna senta di essere ascoltata e rispettata. Se ha la sensazione che il medico la spinga verso una decisione con cui non si identifica, ha pieno diritto di cercare un secondo parere. Questo non è un segno di sfiducia, ma di sana responsabilità.

Il terzo passo, e forse il più importante, è un dialogo sincero con se stesse. Qual è la mia priorità? Di cosa ho paura? Le mie preoccupazioni sono basate su rischi reali o sulla paura dell'ignoto? A volte può essere estremamente utile parlare con uno psicologo o un terapeuta, soprattutto se la donna vive una forte ansia legata al parto. La cura della salute mentale in gravidanza è importante quanto la cura della salute fisica, eppure viene spesso trascurata.

Vale la pena menzionare anche il ruolo del partner e delle persone vicine. Il partner dovrebbe essere un sostegno, non un'ulteriore fonte di pressione. L'ideale è che entrambi i genitori si informino insieme sulle possibilità, frequentino un corso preparto e parlino apertamente delle proprie aspettative e preoccupazioni. Nonne, amiche e colleghe possono avere le migliori intenzioni, ma le loro esperienze sono le loro – non le vostre. Ogni parto è unico e ciò che ha funzionato per una donna potrebbe non essere adatto per un'altra.

Nel contesto dell'approccio complessivo alla salute e al benessere in gravidanza, gioca un ruolo anche il modo in cui la donna si prende cura di sé nella vita quotidiana. Un'alimentazione di qualità, un'attività fisica adeguata alla gravidanza, un riposo sufficiente e una scelta consapevole dei prodotti che utilizza: tutto ciò contribuisce al senso di controllo e di benessere. Il passaggio a cosmetici naturali, detergenti ecologici o abbigliamento in materiali sostenibili può far parte di un approccio più ampio alla gravidanza, in cui la donna sceglie consapevolmente ciò che è delicato per il suo corpo e per l'ambiente.

La decisione tra parto naturale e taglio cesareo programmato, in definitiva, non è una competizione in cui esiste un vincitore e un perdente. È una scelta profondamente personale che dovrebbe nascere dalla combinazione di fatti medici, circostanze individuali e valori personali. Nessuna donna dovrebbe sentirsi inferiore per il modo in cui il suo bambino è venuto al mondo. Che il parto avvenga in una vasca da parto al suono di musica rilassante o in sala operatoria sotto la luce intensa delle lampade – il risultato è una nuova vita e una madre che merita rispetto e sostegno. E questa è l'unica cosa che conta davvero.

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