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Il gattonamento è davvero fondamentale per il sano sviluppo del bambino

I genitori moderni sono oggi sommersi da consigli, raccomandazioni e tendenze riguardanti lo sviluppo dei loro figli. Uno degli argomenti che negli ultimi anni sta attirando sempre più l'attenzione di pediatri, fisioterapisti e ricercatori è la questione del gattonare – ovvero quella fase dello sviluppo motorio in cui il bambino, prima di camminare, esplora il mondo su mani e ginocchia. Perché i genitori dovrebbero prestare così tanta attenzione a questo movimento apparentemente ordinario? E cosa succede quando un bambino salta o abbrevia questa fase?

Il gattonare non è solo una tenera tappa che i genitori amano fotografare e condividere sui social network. Si tratta di un traguardo evolutivo fondamentale, che ha un profondo impatto sullo sviluppo fisico, neurologico e cognitivo del bambino. Sebbene alcuni esperti considerassero in passato il gattonare come una fase opzionale dello sviluppo, le ricerche moderne dimostrano in modo sempre più convincente che si tratta di una fase che il bambino idealmente non dovrebbe saltare.


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Cosa succede nel cervello e nel corpo del bambino che gattona

Quando un bambino si muove a quattro zampe, può sembrare un semplice movimento meccanico. In realtà, si tratta di un'operazione neurologica straordinariamente complessa. Il gattonare è un cosiddetto movimento controlaterale – la mano destra si muove contemporaneamente alla gamba sinistra e viceversa. Questo schema attiva entrambi gli emisferi cerebrali simultaneamente e rafforza le connessioni tra di essi attraverso una struttura chiamata corpo calloso. Proprio questa comunicazione inter-emisferica è alla base di capacità successive come la lettura, la scrittura, il coordinamento dei movimenti o la concentrazione.

Le ricerche nel campo delle neuroscienze suggeriscono che un collegamento sufficientemente sviluppato tra gli emisferi cerebrali influenza direttamente la facilità con cui il bambino apprende a scuola. Secondo gli esperti dell'American Academy of Pediatrics, lo sviluppo motorio nella prima infanzia è indissolubilmente legato allo sviluppo delle funzioni cognitive – e il gattonare svolge un ruolo assolutamente fondamentale in questo processo.

Oltre al cervello, il gattonare lavora intensamente su tutto l'apparato motorio. Rinforza i muscoli di spalle, braccia, polsi, torace e colonna vertebrale. Ad ogni movimento, il bambino impara a distribuire il peso del corpo, a mantenere l'equilibrio e a coordinare i movimenti di tutti e quattro gli arti contemporaneamente. Si sviluppa così anche il sistema di stabilizzazione profonda – un gruppo di muscoli attorno alla colonna vertebrale e al bacino, indispensabile per una corretta postura in età successiva. I fisioterapisti avvertono ripetutamente che i bambini che hanno saltato il gattonare presentano più frequentemente, in età prescolare e scolare, problemi di postura, dolori alla schiena o ridotta coordinazione muscolare.

Il gattonare sviluppa anche notevolmente la propriocezione – ovvero la capacità del cervello di percepire la posizione del proprio corpo nello spazio. Questa funzione sensoriale è alla base della destrezza motoria, ma anche della capacità di stare seduti tranquilli, di concentrarsi o di svolgere i compiti motori quotidiani. Un bambino con una buona propriocezione impara più facilmente ad andare in bicicletta, a fare sport o semplicemente a camminare su terreni irregolari.

Non si può trascurare nemmeno lo sviluppo della vista. Durante il gattonare, il bambino alterna naturalmente lo sguardo da vicino e lontano – osserva il terreno direttamente davanti a sé, poi alza la testa e si concentra su un obiettivo più distante. Questo movimento ritmico degli occhi rafforza la capacità di mettere a fuoco e di coordinare i muscoli oculari, con un'influenza diretta sulla successiva capacità di leggere e scrivere.

Quando dovrebbe iniziare il gattonare e come sostenerlo

La maggior parte dei bambini inizia a gattonare tra il settimo e il decimo mese di vita, anche se le variazioni individuali sono piuttosto ampie. Alcuni lattanti si muovono a quattro zampe già a sei mesi, altri iniziano verso la fine del primo anno. Più importante della data precisa è però il fatto che il bambino utilizzi davvero attivamente il gattonare e che non lo salti troppo rapidamente a favore della deambulazione.

Pediatri e fisioterapisti raccomandano che il bambino gattoni idealmente per almeno alcuni mesi prima di alzarsi in piedi e iniziare a camminare. Più a lungo e più attivamente il bambino gattona, più solide e bilanciate saranno le basi che costruisce per il suo sviluppo futuro. I genitori possono sostenere attivamente questa fase in diversi modi naturali. Fondamentale è il cosiddetto "tummy time" – il tempo trascorso a pancia in giù – che dovrebbe iniziare già nelle prime settimane di vita. La posizione prona rafforza i muscoli del collo, delle spalle e della schiena, prerequisiti indispensabili per il successivo gattonare.

Altrettanto importante è creare per il bambino uno spazio sicuro sul pavimento, dove possa esplorare liberamente l'ambiente circostante. L'uso eccessivo di girelli, seggiolini, saltatori e altri ausili che mantengono il bambino in posizione eretta prima che sia fisicamente pronto può rallentare o abbreviare lo sviluppo del gattonare. Questi ausili non sono necessariamente dannosi di per sé, ma se sostituiscono il tempo trascorso a muoversi liberamente sul pavimento, possono privare il bambino di parte dell'esperienza motoria naturale.

La motivazione è un altro fattore chiave. Il bambino gattona verso ciò che lo incuriosisce – verso un giocattolo, verso un genitore, verso un suono o una luce. I genitori possono sfruttare questa curiosità naturale e motivare delicatamente il bambino al gattonare posizionando oggetti interessanti fuori dalla sua portata, ma sempre nel suo campo visivo. Il desiderio naturale di raggiungere un obiettivo è il miglior motore dello sviluppo motorio.

Esistono anche bambini che saltano completamente il gattonare – passano direttamente dalla posizione seduta alla deambulazione, o si spostano seduti sul sedere invece che a quattro zampe. Tale comportamento non è automaticamente motivo di panico, ma merita sicuramente una consulenza con il pediatra o con un fisioterapista pediatrico. Lo specialista è in grado di valutare se lo sviluppo del bambino è equilibrato e se non siano necessari interventi di supporto.

Come afferma la rinomata fisioterapista ed esperta di sviluppo infantile Magda Krejčí: «Il gattonare è per il bambino ciò che le fondamenta solide sono per un edificio – senza di esse la costruzione può stare in piedi, ma non sarà mai robusta come potrebbe essere.»

Tappetino da gioco ecologico e giocattoli in legno per supportare il gattonare del bambino

Cosa può succedere quando il bambino salta il gattonare

Saltare la fase del gattonare non significa automaticamente che il bambino avrà problemi. Molti bambini che non hanno gattonato si sviluppano in modo del tutto normale. Tuttavia, esistono numerosi studi e osservazioni cliniche che suggeriscono certi schemi ricorrenti nei bambini che hanno saltato questa tappa.

Uno dei problemi più frequentemente citati sono le difficoltà con la motricità fine – ovvero con i movimenti di mani, dita e polsi. Il gattonare, infatti, rinforza intensamente i piccoli muscoli del palmo e delle dita e sviluppa la sensibilità dei palmi. Queste capacità sono direttamente collegate alla successiva scrittura, al disegno o alla manipolazione di piccoli oggetti. I bambini che non hanno gattonato abbastanza a lungo hanno talvolta, in età prescolare, difficoltà nell'impugnare la matita o nella precisione dei movimenti delle mani.

Un altro tema ricorrente sono i disturbi dell'attenzione e della concentrazione. Poiché il gattonare costruisce la comunicazione inter-emisferica nel cervello, la sua assenza può – non necessariamente deve – contribuire al fatto che questa comunicazione non sia così forte come potrebbe essere. Alcuni esperti nel campo della pedagogia e della neurologia collegano un gattonare insufficiente a una maggiore predisposizione a difficoltà nella lettura, come la dislessia, o a problemi di concentrazione. Si tratta ovviamente di una problematica complessa, in cui giocano un ruolo molti fattori, ma il gattonare è uno dei pezzi del puzzle.

Prendiamo come esempio una situazione concreta: Tomáš, sette anni, aveva iniziato la prima elementare pieno di entusiasmo, ma presto si era rivelato che aveva difficoltà con la scrittura – impugnava la matita in modo rigido, la mano si stancava rapidamente e la grafia era incerta. Dopo una visita da un fisioterapista pediatrico, i genitori scoprirono che Tomáš da lattante aveva praticamente saltato il gattonare – si spostava seduto sul sedere ed era passato molto presto alla deambulazione. Il terapista raccomandò una serie di esercizi motori mirati al rafforzamento del cingolo scapolare e alla coordinazione – esattamente le aree che il gattonare sviluppa naturalmente. Dopo alcuni mesi, la scrittura di Tomáš migliorò notevolmente.

Questo esempio mostra che anche se il bambino salta il gattonare, non è tutto perduto. Il sistema motorio umano è straordinariamente plastico, soprattutto nella prima infanzia, e molti deficit possono essere corretti o attenuati con cure mirate. Rimane comunque valido il principio che la prevenzione è sempre più semplice della correzione – e sostenere la fase naturale del gattonare è la prevenzione più semplice che i genitori possano offrire al proprio figlio.

Vale anche la pena menzionare che il gattonare ha un'influenza positiva sullo sviluppo emotivo e sociale del bambino. Muoversi a quattro zampe dà al bambino la prima vera autonomia – per la prima volta riesce ad arrivare da solo dove vuole, senza l'aiuto degli adulti. Questa esperienza di indipendenza e successo rafforza la fiducia in sé stessi e la motivazione a esplorare ulteriormente il mondo. Il gattonare è quindi non solo un traguardo fisico, ma anche psicologico.

I genitori che desiderano aiutare al meglio il proprio figlio in questo periodo possono ricorrere a validi ausili che supportino il movimento naturale – ad esempio tappetini da pavimento in materiali naturali, rispettosi della pelle del bambino e dell'ambiente, oppure giocattoli da fonti sostenibili che stimolano la curiosità senza inutili effetti elettronici. Tali prodotti fanno parte di un approccio più ampio alla genitorialità consapevole, che rispetta il ritmo naturale dello sviluppo del bambino.

Il gattonare è uno dei doni più importanti che lo sviluppo naturale possa offrire al bambino. È una fase breve ma straordinariamente ricca, che lascia tracce nel cervello, nei muscoli, nei sensi e nella psiche per tutta la vita. Dare al bambino spazio, tempo e motivazione per gattonare è una delle cose più semplici e al tempo stesso più preziose che i genitori possano fare per il proprio figlio – e per farlo non serve nient'altro che un pavimento pulito e un po' di pazienza.

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