# La stitichezza e il pavimento pelvico sono più collegati di quanto pensiate
La stitichezza cronica è uno di quei disturbi che le persone affrontano a lungo da sole, in silenzio e senza aiuto specialistico. Si ricorre ai lassativi, si aumenta l'apporto di fibre, si beve più acqua – eppure non cambia nulla di sostanziale. Il motivo? Molto spesso il problema si trova in un posto completamente diverso da quello che la maggior parte di noi si aspetterebbe. Il pavimento pelvico e le sue funzioni sono direttamente correlati alla stitichezza cronica, eppure questa connessione rimane sorprendentemente poco nota nell'opinione pubblica.
La maggior parte delle persone associa il pavimento pelvico esclusivamente alla gravidanza, al parto o all'incontinenza. Eppure questo gruppo di muscoli, legamenti e tessuto connettivo che forma la parte inferiore del tronco svolge molte più funzioni. Sostiene gli organi della piccola pelvi, collabora con il diaframma e i muscoli profondi della schiena nella respirazione e nella stabilizzazione della colonna vertebrale, e svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell'evacuazione – sia della vescica che dell'intestino. Se questo sistema non funziona correttamente, il risultato può essere proprio una stitichezza cronica che non risponde ai comuni trattamenti dietetici né farmacologici.
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Quando i muscoli bloccano invece di rilassarsi
Per capire come il pavimento pelvico e la stitichezza siano collegati, è necessario immaginare cosa accade realmente durante la defecazione. Il retto e lo sfintere anale devono rilassarsi al momento giusto per consentire il passaggio delle feci. Il pavimento pelvico nel frattempo si abbassa leggermente e si allenta. Sembra semplice, ma in una parte della popolazione questo processo avviene esattamente al contrario – i muscoli del pavimento pelvico si contraggono invece di rilassarsi durante il tentativo di evacuazione. Questa condizione è clinicamente denominata disinergia del pavimento pelvico o anismo, ed è una delle cause più frequenti ma meno diagnosticate della stitichezza cronica.
Una persona con questo problema descrive tipicamente la sensazione di stimolo, ma le feci "non escono", oppure di dover compiere uno sforzo sproporzionato per evacuare. A volte aiuta cambiare posizione, l'assistenza manuale o una pausa e un nuovo tentativo. Tutti questi segnali indicano non un transito intestinale rallentato, ma un disturbo funzionale nella zona del pavimento pelvico. Eppure gli esami ordinari e le tecniche di imaging come la radiografia o la colonscopia non rilevano questo problema – è necessario un esame specialistico, come la manometria anorettale o la defecografia.
Come sottolinea la Cleveland Clinic, la disfunzione del pavimento pelvico colpisce uomini e donne di tutte le fasce d'età, e molti pazienti attendono la diagnosi corretta anche per diversi anni. Nel frattempo i loro disturbi si aggravano, cresce la dipendenza dai lassativi e la qualità della vita peggiora.
È interessante notare che le cause di questa condizione sono molto varie. Nelle donne giocano un ruolo il parto, i cambiamenti ormonali o gli interventi chirurgici nella zona della piccola pelvi. Negli uomini il fattore scatenante può essere la prostatectomia o un intervento chirurgico anale. In entrambi i sessi, tuttavia, lo stress cronico e la tensione psicologica si stanno sempre più affermando come fattori chiave. I muscoli del pavimento pelvico reagiscono allo stress in modo simile ai muscoli del collo o della schiena – si tendono, si accorciano e perdono la capacità di rilassarsi consapevolmente. Una persona che vive a lungo sotto stress può avere il pavimento pelvico cronicamente in ipertono senza nemmeno rendersene conto.
Questo aspetto è affrontato, ad esempio, in una ricerca pubblicata sulla rivista Neurogastroenterology & Motility, dove gli autori sottolineano ripetutamente il forte legame tra lo stato emotivo, il sistema nervoso e la funzione del pavimento pelvico. L'asse intestino-cervello, di cui si parla sempre più negli ultimi anni, non comprende quindi solo il microbioma e l'umore, ma molto concretamente anche la tensione muscolare nella zona pelvica e la capacità di un'evacuazione sana.
Prendiamo ad esempio una contabile trentenne che lavora da casa, trascorre otto-dieci ore al giorno seduta al computer, mangia in modo relativamente sano eppure soffre di stitichezza cronica da diversi anni. Il medico l'ha ripetutamente indirizzata ad aumentare le fibre e a fare movimento. Ha aumentato le fibre, ha iniziato a fare yoga – senza cambiamenti significativi. Solo una fisioterapista specializzata nel pavimento pelvico ha riscontrato durante la visita un marcato ipertono dei muscoli pelvici e l'incapacità di un loro rilassamento consapevole. Dopo una serie di sedute fisioterapiche incentrate sul rilassamento e sull'apprendimento della corretta respirazione, i suoi disturbi sono migliorati significativamente – senza nemmeno un lassativo in più.
Questo esempio non è isolato. La fisioterapia del pavimento pelvico è utilizzata all'estero, in particolare in Francia, Belgio e Canada, come trattamento standard per i disturbi funzionali intestinali da decenni. In Repubblica Ceca questa disciplina sta solo ora ottenendo la giusta attenzione, sebbene il numero di esperti in questo campo stia crescendo e la consapevolezza tra i medici aumenti.

Come procedere: fisioterapia, respirazione e postura corretta
La buona notizia è che la disfunzione del pavimento pelvico associata alla stitichezza cronica è nella maggior parte dei casi trattabile, senza intervento chirurgico. La chiave è una diagnosi corretta e una fisioterapia impostata individualmente. Un fisioterapista specializzato valuta prima il tono muscolare, la loro coordinazione e la capacità di controllo consapevole – e solo sulla base di questo elabora un piano di esercizi.
È importante capire che in caso di ipertono del pavimento pelvico non sono appropriati gli esercizi classici di rafforzamento, come gli esercizi di Kegel. Questi sono destinati a un pavimento pelvico indebolito e in caso di ipertono potrebbero persino peggiorare i disturbi. Si lavora invece con tecniche di rilassamento, con la respirazione consapevole verso l'addome e la zona pelvica, con il movimento e con l'apprendimento della corretta postura defecatoria.
Proprio la postura durante l'evacuazione è una variabile semplice ma molto efficace, spesso dimenticata. Sollevare i piedi sul water in modo che le ginocchia siano più alte dei fianchi imita la naturale posizione accovacciata, in cui il muscolo puborettale – parte del pavimento pelvico – si rilassa in modo ottimale. Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology ha dimostrato che questo semplice cambiamento di postura riduce il tempo di evacuazione e diminuisce la necessità di spingere nella maggior parte dei soggetti testati. I poggiapiedi per il water, talvolta scherzosamente chiamati "sgabello sotto il gabinetto", stanno quindi diventando una raccomandazione comune di gastroenterologi e fisioterapisti.
Un altro elemento importante è la respirazione. Molte persone durante il tentativo di evacuazione trattengono istintivamente il respiro e aumentano la pressione addominale. Questo può aiutare a breve termine, ma a lungo termine sovraccarica il pavimento pelvico e ne impedisce il corretto funzionamento. L'apprendimento della cosiddetta espirazione coordinata durante la defecazione – in cui la persona espira mentre spinge invece di trattenere il respiro – fa parte dell'approccio fisioterapico e porta risultati dimostrabili.
Come ha efficacemente osservato un tempo la fisioterapista americana e autrice di libri sulla salute pelvica Katy Bowman: "Il pavimento pelvico non è un muscolo isolato. È parte dell'intero sistema motorio del corpo, e se vogliamo che funzioni, dobbiamo muoverci tutti insieme." Questo pensiero è fondamentale – nessun esercizio isolato del pavimento pelvico porterà risultati duraturi senza cambiare il pattern motorio complessivo, la postura e il modo di respirare.
Oltre alla fisioterapia, lo stile di vita svolge un ruolo importante. Un'adeguata idratazione, il movimento regolare e la riduzione dello stress cronico sono fattori che influenzano direttamente sia il tono del pavimento pelvico che la funzione intestinale. Lo yoga, il nuoto o la camminata sono attività che supportano sia la peristalsi intestinale che il rilassamento della zona pelvica. La meditazione e le tecniche di respirazione consapevole aiutano invece a ridurre la tensione complessiva del sistema nervoso, che si riflette direttamente nel pavimento pelvico.
L'alimentazione rimane naturalmente importante – ma in modo diverso da quanto la maggior parte delle persone pensa. Non si tratta solo della quantità di fibre, ma del loro tipo e della qualità complessiva dell'alimentazione. Le fibre solubili provenienti da frutta, legumi e fiocchi d'avena sono più delicate per l'intestino rispetto alle fibre insolubili della crusca, che nei soggetti sensibili possono causare gonfiore e peggiorare i disturbi. Gli alimenti fermentati come kefir, crauti o kombucha supportano un microbioma intestinale sano, anch'esso collegato alla funzione intestinale e del pavimento pelvico. Il magnesio di qualità – che sia nella dieta o come integratore – rilassa naturalmente la tensione muscolare e supporta la motilità intestinale, agendo sul pavimento pelvico in modo simile agli altri muscoli del corpo.
La stitichezza cronica quindi in molti casi non è solo un problema di alimentazione o di motilità intestinale. È un disturbo funzionale complesso in cui entrano in gioco la coordinazione muscolare, il sistema nervoso, la respirazione, i pattern motori e lo stato psicologico. E il pavimento pelvico si trova al centro di questo intreccio. Prima questo legame viene preso sul serio – sia dai pazienti stessi che dai medici – prima si potrà ottenere un reale sollievo e un miglioramento della qualità della vita quotidiana.