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Chiunque abbia mai trascorso settimane ad allenarsi scrupolosamente sui muscoli addominali, ritrovandosi poi con mal di schiena o una postura instabile, conosce quella sensazione di delusione. La fatica non è mancata, i risultati sì. Il problema, però, spesso non risiede nella mancanza di volontà né in una tecnica scorretta degli esercizi classici – risiede nel fatto che l'intero approccio al rafforzamento del centro del corpo è fondamentalmente frainteso. Il centro del corpo, in inglese denominato "core", è infatti molto più dei semplici muscoli addominali visibili. Ed è proprio questo malinteso alla base della maggior parte degli insuccessi, degli infortuni e dei dolori cronici con cui oggi un numero enorme di persone si confronta.

Pensiamo ad esempio a Martina, un'insegnante di trentaquattro anni che, dopo il secondo parto, ha notato di avere mal di schiena dopo una prolungata stazione eretta e di sentirsi complessivamente "instabile". Ha iniziato a fare i classici sit-up e il plank, ma dopo due mesi non era cambiato nulla di sostanziale. Solo quando ha cominciato a lavorare con una fisioterapista, che le ha spiegato come funziona il centro del corpo come insieme, le cose hanno cominciato a muoversi. La storia di Martina non è un'eccezione – al contrario, è molto tipica.


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Cos'è il centro del corpo e perché è importante

Il centro del corpo è composto da un sistema complesso di muscoli che circonda il tronco come una sorta di corsetto naturale. Non si tratta solo del muscolo retto dell'addome, responsabile del tanto desiderato "six-pack". Entrano in gioco il muscolo trasverso dell'addome (musculus transversus abdominis), i muscoli obliqui dell'addome, i muscoli del pavimento pelvico, il diaframma, i muscoli profondi della colonna vertebrale chiamati multifidi e anche i muscoli glutei. Tutte queste strutture collaborano come un'unica unità funzionale e solo insieme garantiscono quella che chiamiamo stabilità del tronco.

Perché questo è importante nella vita quotidiana? Perché quasi ogni movimento che una persona compie durante la giornata – che si alzi dal letto, sollevi una borsa della spesa, si giri verso un suono o semplicemente stia seduta a lungo al computer – richiede il coinvolgimento attivo del centro del corpo. Se questo sistema non funziona correttamente, il corpo cerca soluzioni alternative: si sovraccaricano la colonna vertebrale, i lombi, le ginocchia o le spalle. Il risultato sono dolori che apparentemente non hanno nulla a che fare con l'addome, ma la cui radice si trova proprio lì.

Secondo l'American Academy of Orthopaedic Surgeons (AAOS), il mal di schiena nella parte inferiore è tra i problemi di salute più comuni nella popolazione adulta, e un core debole o disfunzionale è uno dei principali fattori di rischio. Non si tratta quindi di una moda del fitness – si tratta di un prerequisito fondamentale per un movimento sano.

È interessante notare che la scienza moderna del movimento ha iniziato a promuovere questa visione olistica in tempi relativamente recenti. Ancora negli anni Novanta dominava un approccio focalizzato esclusivamente sui muscoli addominali superficiali. Il fisioterapista e ricercatore Paul Hodges dell'Università del Queensland è stato tra i primi a dimostrare il ruolo cruciale del muscolo trasverso dell'addome e la sua attivazione ancor prima del movimento degli arti. Questa scoperta ha cambiato il modo in cui fisioterapisti e allenatori si approcciano alla riabilitazione e alla prevenzione degli infortuni.

Perché i soli sit-up non bastano

Gli esercizi classici come i sit-up sono estremamente diffusi sia in palestra che nell'allenamento domestico. La loro popolarità è comprensibile – sono semplici, non richiedono attrezzatura e i risultati si vedono relativamente in fretta, almeno per quanto riguarda il volume muscolare. Il problema sta però in ciò che questi esercizi allenano principalmente: ovvero proprio quel muscolo retto dell'addome che, pur essendo esteticamente apprezzato, svolge un ruolo meno importante per la stabilità funzionale del corpo di quanto potrebbe sembrare.

Inoltre, i sit-up eseguiti in modo scorretto causano un eccessivo carico sulla colonna lombare e sui muscoli del collo. Molte persone, invece di rafforzare il core, si procurano esattamente ciò che volevano evitare – mal di schiena e squilibri muscolari. Come ha detto una volta il fisioterapista Stuart McGill, uno dei massimi esperti mondiali di salute della colonna vertebrale: "Un core forte non significa grandi muscoli addominali. Significa avere un sistema stabile e coordinato che protegge la colonna vertebrale durante ogni movimento."

La chiave per un rafforzamento funzionale del core è quindi spostare l'attenzione dai movimenti isolati ai movimenti complessi, che coinvolgono l'intero sistema di stabilizzazione contemporaneamente. Ed è esattamente qui che inizia il vero lavoro.

Il plank, ovvero il mantenimento della posizione di appoggio, è in questo senso una scelta nettamente migliore rispetto ai sit-up – ma anche qui vale la regola che conta la qualità dell'esecuzione, non la durata. Un plank eseguito correttamente per trenta secondi vale più di due minuti con la schiena inarcata e i fianchi sporgenti. In modo simile funzionano esercizi come il dead bug, il bird dog o varie varianti di squat e affondi, che se eseguiti correttamente attivano l'intero sistema stabilizzatore del tronco.

Una parte importante, ma spesso trascurata, del core è anche il pavimento pelvico. Questo gruppo di muscoli costituisce il "fondo" dell'intero sistema stabilizzatore e collabora con il diaframma e i muscoli profondi della colonna vertebrale. Un pavimento pelvico indebolito si manifesta non solo con problemi di incontinenza, ma anche con una ridotta stabilità dell'intero tronco. Ecco perché nelle donne dopo il parto, ma anche negli uomini, il lavoro sul pavimento pelvico è una parte assolutamente fondamentale di qualsiasi programma orientato al rafforzamento del core.

Come iniziare – e cosa non dimenticare

La buona notizia è che iniziare a lavorare sul vero rafforzamento del core non richiede attrezzatura costosa né allenamenti di ore. Richiede però pazienza, un approccio consapevole e la disponibilità a riconsiderare alcune abitudini consolidate.

La base è imparare ad attivare consapevolmente i muscoli stabilizzatori profondi. Questa attivazione dovrebbe precedere qualsiasi movimento più impegnativo – che si stia sollevando un peso in palestra o una borsa della spesa. Si tratta di "contrarre" leggermente il basso addome verso la colonna vertebrale attivando contemporaneamente il pavimento pelvico, senza trattenere il respiro. Proprio la respirazione è infatti un altro elemento chiave che durante l'allenamento del core viene molto spesso trascurato.

Il diaframma come principale muscolo respiratorio è anatomicamente connesso all'intero sistema stabilizzatore. La corretta respirazione addominale, in cui con l'inspirazione si alza l'addome e non solo il torace, supporta direttamente la funzione degli stabilizzatori profondi. Al contrario, la respirazione toracica cronica, oggi molto diffusa a causa dello stress e dello stile di vita sedentario, ne compromette la funzione. Dedicare qualche minuto al giorno a esercizi respiratori consapevoli può quindi avere un effetto sorprendentemente grande sulla stabilità complessiva del tronco.

Per quanto riguarda gli esercizi concreti che gli esperti raccomandano come base per il rafforzamento dell'intero core, si possono citare ad esempio i seguenti:

  • Dead bug – sdraiati sulla schiena, estensione alternata del braccio e della gamba opposti con enfasi sul costante contatto della colonna lombare con il pavimento
  • Bird dog – appoggio a quattro zampe, estensione alternata del braccio e della gamba opposti con posizione neutra della colonna vertebrale
  • Pallof press – esercizio con banda elastica o al cavo, che allena la resistenza del tronco alla rotazione
  • Squat e affondo – movimenti funzionali di base che, se eseguiti correttamente, attivano l'intero sistema stabilizzatore

Oltre all'esercizio fisico vero e proprio, gioca un ruolo importante anche lo stile di vita motorio quotidiano. Lunghe ore di seduta al computer, portare borse pesanti sempre sulla stessa spalla o calzature inadeguate – tutto ciò influenza il modo in cui il core lavora e come si carica la colonna vertebrale. L'ergonomia del posto di lavoro e un approccio consapevole al movimento nel corso dell'intera giornata sono importanti quanto l'allenamento stesso.

Sorge naturalmente la domanda: quando è opportuno rivolgersi a un esperto? La risposta è semplice – ogni volta che compare un dolore persistente, o quando si ha la sensazione di non ottenere alcun progresso nonostante l'allenamento regolare. Un fisioterapista o un professionista del movimento certificato è in grado di identificare le specifiche debolezze e impostare un programma individuale che sia davvero efficace. L'investimento in una consulenza specialistica ripaga generalmente molto di più di mesi di tentativi in autonomia.

Un ruolo interessante nella cura del core lo svolge anche lo stile di vita complessivo – la qualità del sonno, il livello di stress e l'alimentazione. Lo stress cronico aumenta la tensione nel diaframma e nei muscoli profondi della colonna vertebrale, compromettendone la funzione naturale. Un apporto sufficiente di proteine e micronutrienti come magnesio o vitamina D supporta la funzione muscolare e il recupero. Un approccio olistico alla salute del core comprende quindi non solo l'esercizio fisico, ma anche la cura del corpo nel suo complesso.

È sorprendente quante persone prestino attenzione al risultato estetico – un addome piatto e muscoli visibili – trascurando nel contempo la cosa più importante: la funzionalità, la stabilità e la salute del sistema motorio. Eppure è proprio un core funzionale ciò che permette una vita attiva e priva di dolori nel lungo periodo. I muscoli visibili sono solo la punta dell'iceberg. La parte più grande e più importante si trova in profondità – ed è proprio su quella che vale la pena concentrare l'attenzione.

Martina, di cui si è parlato all'inizio, oggi dopo sei mesi di lavoro regolare con la fisioterapista e un approccio consapevole al movimento non ha più mal di schiena. Non si allena ore al giorno – dedica sessioni brevi ma significative tre volte alla settimana e nel corso della giornata presta attenzione alla respirazione e alla postura. Dice di sentirsi più forte che prima della gravidanza, nonostante abbia smesso completamente di fare i sit-up. La sua storia è forse il miglior argomento per riconsiderare le idee consolidate su cosa significhi davvero rafforzare il core.

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