Social media e accettazione del proprio corpo
Ogni giorno dai nostri schermi ci travolgono centinaia di immagini – figure perfettamente illuminate, pelle impeccabile, angolazioni delle foto accuratamente selezionate. Bastano pochi minuti di scrolling su Instagram o TikTok e ci si può iniziare a chiedere: "Perché non ho questo aspetto?" È una domanda che in silenzio si pone un numero sorprendentemente elevato di persone, indipendentemente dall'età, dal genere o dallo stile di vita. L'immagine corporea e i social network sono infatti collegati molto più di quanto possa sembrare a prima vista, e la loro relazione reciproca merita attenzione.
Il concetto di "immagine corporea" indica come una persona percepisce, sente e valuta il proprio corpo. Non si tratta di una realtà oggettiva – si tratta di un'esperienza soggettiva che si forma dall'infanzia e cambia continuamente sotto l'influenza dell'ambiente, della cultura, delle relazioni interpersonali e, appunto, dei media. La psicologa Dr. Phillippa Diedrichs della University of the West of England, che si dedica da lungo tempo alla ricerca sull'autopercezione corporea, sottolinea che un'immagine corporea negativa non è solo un problema estetico – può portare ad ansia, depressione, disturbi alimentari e a un generale peggioramento della qualità della vita. E proprio l'ambiente digitale, in cui oggi trascorriamo una parte significativa della giornata, amplifica questo problema in un modo che le generazioni precedenti non conoscevano.
I social network di per sé non sono il nemico. Ci permettono di restare in contatto con le persone care, scoprire ispirazione, imparare cose nuove e trovare comunità a cui apparteniamo. Il problema sorge nel momento in cui il consumo passivo di contenuti diventa un costante confronto di sé stessi con gli altri. L'American Psychological Association (APA) ha pubblicato nel 2022 un ampio rapporto sull'impatto dei social media sugli adolescenti, nel quale, tra le altre cose, ha constatato che l'uso intensivo dei social network è associato a una maggiore insoddisfazione per il proprio corpo, soprattutto tra le ragazze e le giovani donne. Ma non riguarda affatto solo loro – un numero crescente di studi dimostra che anche gli uomini e le persone di mezza età affrontano pressioni simili, solo che se ne parla meno.
Come funziona esattamente? Il meccanismo è piuttosto semplice, ma proprio per questo più insidioso. Gli algoritmi dei social network sono progettati per mostrarci contenuti davanti ai quali ci fermiamo, che mettiamo like o commentiamo. E il cervello umano si ferma naturalmente davanti a contenuti visivamente attraenti – bei corpi, stili di vita lussuosi, piatti perfetti. Più consumiamo questo tipo di contenuti, più l'algoritmo ce ne serve. Si crea così una bolla in cui sembra che il mondo intero appaia come dalla copertina di una rivista. Eppure quello che vediamo è una selezione accuratamente curata. Filtri, ritocchi, decine di tentativi per una sola foto, illuminazione professionale – tutto questo crea un'illusione di cui siamo razionalmente consapevoli, ma che emotivamente assorbiamo comunque come norma.
Un interessante esperimento è stato condotto dai ricercatori della Macquarie University in Australia, che hanno diviso un gruppo di giovani donne in due parti. Un gruppo ha trascorso del tempo guardando foto idealizzate su Instagram, l'altro ha guardato contenuti neutri – foto di natura e architettura. Dopo soli dieci minuti, il primo gruppo mostrava un'insoddisfazione significativamente maggiore per il proprio corpo. Dieci minuti. È meno di quanto la maggior parte di noi trascorre nello scrolling mattutino a letto, prima ancora di alzarsi.
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Perché ci confrontiamo continuamente e cosa fare al riguardo
Il confronto è un istinto umano profondamente radicato. Lo psicologo sociale Leon Festinger formulò già negli anni Cinquanta del XX secolo la teoria del confronto sociale, secondo la quale le persone valutano naturalmente le proprie capacità e opinioni misurandosi con gli altri. All'epoca in cui viveva Festinger, ci si confrontava con le persone del proprio ambiente immediato – vicini, colleghi, compagni di classe. Oggi, però, grazie ai social network ci confrontiamo con milioni di persone da tutto il mondo, e spesso con coloro che rappresentano l'assoluta eccellenza nel campo dell'aspetto fisico, del fitness o dello stile di vita. È come se confrontassimo il nostro tentativo amatoriale di cucinare con le creazioni di uno chef stellato Michelin e ci sentissimo per questo dei cattivi cuochi.
Questo tipo di confronto verso l'alto – cioè con coloro che percepiamo come "migliori" – ha un impatto comprovato negativo sull'autostima. E i social network sono praticamente costruiti su questo tipo di confronto. Non ci mostrano il lunedì mattina medio di qualcun altro, non ci mostrano le sue giornate storte, i suoi dubbi o i momenti in cui non si sente a proprio agio nella propria pelle. Ci mostrano un highlight reel montato, i momenti migliori selezionati tra migliaia di istanti. E noi li confrontiamo con la nostra realtà quotidiana e non filtrata.
Immaginate ad esempio Klára, un'insegnante trentenne di Brno che cerca di vivere in modo sano – si allena tre volte a settimana, mangia in modo equilibrato e cerca di dormire a sufficienza. Eppure ogni volta che apre Instagram, viene inondata dalle foto di fitness influencer con addominali perfetti, macro precisi e un'energia che sembra non finire mai. Klára sa che quelle foto non rappresentano la realtà. Sa che molte di quelle donne trascorrono ore al giorno ad allenarsi, che è il loro lavoro, che le foto sono scattate in condizioni ideali. Eppure ogni volta dentro di lei risuona quella vocina sommessa: "Non sei abbastanza brava." La storia di Klára non è un'eccezione – è sorprendentemente universale.
Cosa aiuta, dunque? Il primo e forse più importante passo è la costruzione consapevole della consapevolezza di ciò che i contenuti che consumiamo ci fanno. Non si tratta di demonizzare i social network o di rinunciarvi completamente – per la maggior parte delle persone non è né realistico né necessario. Si tratta di approcciarli con gli occhi aperti. Notare come ci sentiamo dopo venti minuti di scrolling. Notare quali account suscitano in noi un senso di inadeguatezza e quali invece ci ispirano in modo sano. Questa differenza è fondamentale – l'ispirazione dovrebbe sollevare una persona, non metterla in ginocchio.
Uno strumento molto efficace è anche la cura attiva del proprio feed. I social network ci danno la possibilità di influenzare ciò che vediamo – basta smettere di seguire gli account che suscitano in noi sentimenti negativi e iniziare invece a seguire quelli che promuovono la diversità dei corpi, una visione realistica della salute e un rapporto positivo con il proprio corpo. I movimenti body positivity e body neutrality hanno portato sui social network un'ondata di contenuti che mostrano corpi di tutte le forme, dimensioni e aspetti – e ci ricordano che la bellezza non ha un'unica forma.
Consigli per un rapporto sano con il corpo nell'era digitale
Costruire un rapporto sano con il proprio corpo è un processo, non una decisione una tantum. Richiede pazienza, gentilezza verso sé stessi e spesso anche il coraggio di andare controcorrente rispetto a una cultura che ci insegna che il nostro valore è direttamente proporzionale al nostro aspetto. Esistono però alcuni passi concreti che possono supportare questo processo:
- Regolari detox digitali – anche un solo giorno a settimana senza social network può ridurre significativamente l'ansia legata all'aspetto e rafforzare il senso di soddisfazione.
- Consapevolezza durante lo scrolling – fermarsi e chiedersi: "Come mi sento adesso? Dopo questo contenuto mi sento meglio o peggio?"
- Seguire account diversificati – cercare intenzionalmente contenuti che mostrino corpi diversi, stili di vita diversi e diverse definizioni di bellezza.
- Movimento per gioia, non per punizione – smettere di percepire l'esercizio fisico come uno strumento per "correggere" il corpo e iniziare a percepirlo come un modo per sentirsi bene.
- Limitare i confronti – ricordarsi che ogni persona ha una base genetica diversa, condizioni di vita diverse e una storia diversa.
- Dialogo aperto – parlare dei propri sentimenti con le persone care, eventualmente con un professionista, se l'immagine corporea negativa influenza significativamente la qualità della vita.
Come disse una volta la scrittrice e attivista Sonya Renee Taylor: "Il tuo corpo non è un problema da risolvere." Questa semplice frase racchiude una verità profonda – troppo spesso ci approcciamo al nostro corpo come a un progetto che necessita di continui miglioramenti, invece di percepirlo come la casa in cui viviamo per tutta la vita.
Vale la pena menzionare anche che un rapporto sano con il corpo non significa necessariamente un amore costante per il proprio aspetto. Il concetto di body neutrality, che negli ultimi anni sta guadagnando popolarità, offre un'alternativa alla richiesta a volte irrealistica di "ama il tuo corpo in ogni circostanza". Propone invece di approcciarsi al corpo con rispetto e gratitudine per ciò che è in grado di fare – che ci porta attraverso la vita, ci permette di abbracciare le persone care, percepire il mondo intorno a noi e provare la gioia del movimento. Questo approccio può essere per molte persone più accessibile e sostenibile rispetto alla pressione di un amore incondizionato per sé stessi.
Un ruolo importante lo gioca anche il modo in cui ci approcciamo a uno stile di vita sano nel suo complesso. La salute non riguarda solo l'aspetto di una persona – è uno stato complesso di benessere fisico, mentale e sociale, come lo definisce l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quando ci concentriamo su come ci sentiamo, quanta energia abbiamo, quanto bene dormiamo e come gestiamo lo stress, invece di giudicare il nostro valore in base al numero sulla bilancia o al riflesso nello specchio, ci apriamo la strada verso una concezione della salute molto più autentica e sostenibile.
Ed è proprio qui che si chiude il cerchio. I social network possono servirci come strumento di ispirazione e connessione, oppure come fonte di confronto costante e insoddisfazione. La scelta è in gran parte nostra – non nel senso che siamo colpevoli di come ci sentiamo, ma nel senso che abbiamo un potere sul nostro ambiente digitale maggiore di quanto spesso ci rendiamo conto. Ogni unfollow di un account tossico, ogni pausa consapevole dallo schermo, ogni momento in cui scegliamo di essere gentili con noi stessi invece che critici – tutti questi sono piccoli passi che gradualmente si sommano. Ed è proprio da questi piccoli passi che si compone un rapporto sano con il proprio corpo – non perfetto, non impeccabile, ma umano e autentico.