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# Poznejte rozdíl mezi emočním a fyzickým hladem ## Impara a distinguere la fame emotiva dalla fame

Tutti lo conoscono – è il tardo pomeriggio, la giornata lavorativa è stata impegnativa, e all'improvviso ci si ritrova davanti al frigorifero aperto, anche se si è mangiato solo due ore prima. Si allunga la mano verso il cioccolato, gli avanzi della cena di ieri o qualsiasi cosa capiti a portata di mano. Non è fame nel senso stretto del termine – o forse sì? È proprio qui che inizia uno degli argomenti più affascinanti e allo stesso tempo più trascurati della nutrizione moderna: la differenza tra fame emotiva e fame fisica e la capacità di distinguere questi due stati.

Questa differenza non è solo una questione accademica. Secondo ricerche pubblicate sulla rivista Appetite, il mangiare emotivo è una delle principali cause di aumento di peso e di un rapporto disturbato con il cibo negli adulti. Capire cosa guida davvero l'appetito può essere un passo fondamentale verso una vita più sana – e non solo fisicamente, ma anche psicologicamente.


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Cosa si nasconde dietro la fame emotiva?

La fame emotiva è la risposta del cervello allo stress, alla tristezza, alla noia, all'ansia o persino alla gioia. In questi momenti il cibo diventa uno strumento di regolazione dell'umore – una fonte rapida di conforto, ricompensa o distrazione. Non si tratta di debolezza del carattere né di mancanza di forza di volontà, come a volte erroneamente si crede. È un meccanismo profondamente radicato che affonda le sue radici nella prima infanzia, quando il cibo – in particolare il latte materno – era associato non solo alla nutrizione, ma anche alla sicurezza, al calore e alla vicinanza.

Il cervello ricorda questo legame. Quando un adulto vive emozioni intense, si attivano gli stessi circuiti neuronali che un tempo associavano il cibo al sollievo. Per questo si allunga la mano verso cibi grassi o dolci quasi automaticamente – il cervello cerca semplicemente il percorso più rapido verso una sensazione di benessere. La dopamina, il neurotrasmettitore associato alla ricompensa e al piacere, svolge un ruolo fondamentale in questo processo. Gli alimenti ricchi di zucchero e grassi ne stimolano il rilascio in modo molto efficace, il che spiega perché quasi nessuno, sotto stress, desideri carote o insalata.

È interessante notare che la fame emotiva tende a essere molto specifica. Mentre la fame fisica si è generalmente disposti a soddisfarla con vari alimenti, la fame emotiva richiede cose precise – più spesso il cosiddetto comfort food, ovvero cibi associati a ricordi piacevoli o a sensazioni di sicurezza. Per qualcuno è una minestra calda come quella della nonna, per qualcun altro una manciata di patatine o un'intera tavoletta di cioccolato. Questa specificità è uno dei primi segnali che possono rivelare di quale tipo di fame si tratta.

Come ha efficacemente osservato la psicologa americana Jan Chozen Bays: "La fame fisica è paziente. La fame emotiva è urgente." Questa frase coglie l'essenza della differenza meglio di molte definizioni tecniche.

La fame fisica e i suoi segnali naturali

La fame fisica è un bisogno biologico. Il corpo ha bisogno di energia, nutrienti e liquidi per funzionare, e lo comunica in modi molto concreti. Lo stomaco brontola, può sopraggiungere una leggera debolezza, difficoltà di concentrazione o irritabilità – uno stato che in inglese viene efficacemente chiamato "hangry" (combinazione di hungry e angry). La fame fisica si sviluppa gradualmente e si manifesta in risposta al fatto che il corpo ha effettivamente consumato l'energia del pasto precedente.

A differenza della fame emotiva, la fame fisica è flessibile. Si è disposti a mangiare anche qualcosa che non è il proprio cibo preferito, perché il corpo mira principalmente a reintegrare energia e nutrienti, non a provare piacere. Se qualcuno non fosse sicuro di avere fame vera o fame emotiva, basta porsi una semplice domanda: "Mangerei adesso una mela o delle verdure cotte?" Se la risposta è no e si desidera esclusivamente cioccolato o patatine, è molto probabile che dietro ci siano le emozioni, non un reale bisogno biologico.

La fame fisica arriva anche con un certo intervallo di tempo dall'ultimo pasto – di solito tre-cinque ore dopo un pasto completo, a seconda della sua composizione e del metabolismo individuale. Se il desiderio di mangiare si manifesta poco dopo un pranzo abbondante, il corpo quasi certamente non sta chiedendo cibo. Il cervello sì – ma questa è un'altra questione.

Un aspetto importante della fame fisica è anche come ci si sente dopo aver mangiato. La fame fisica si attenua dopo la sazietà e subentra una sensazione di soddisfazione. La fame emotiva, al contrario, è spesso accompagnata da senso di colpa, vergogna o vuoto anche dopo aver mangiato – perché la vera causa, ovvero l'emozione, non è stata affrontata, solo temporaneamente soffocata.

Come distinguere di quale fame si tratta?

Distinguere la fame emotiva da quella fisica non è sempre semplice, soprattutto perché entrambe le forme possono sovrapporsi. Esistono tuttavia alcuni metodi pratici per orientarsi.

Il primo passo è fermarsi e dedicare un momento all'attenzione a ciò che sta accadendo. Gli psicologi chiamano questa tecnica mindful eating, ovvero alimentazione consapevole. Prima di allungare la mano verso il cibo, ci si può porre alcune domande: Quando ho mangiato l'ultima volta? Come mi sento adesso – fisicamente ed emotivamente? Cosa mi fa gola esattamente e perché? La Harvard T.H. Chan School of Public Health descrive l'alimentazione consapevole come uno strumento efficace per comprendere meglio i propri schemi alimentari e le loro cause.

Un altro strumento utile è la semplice tenuta di un diario – basta annotare per una o due settimane cosa si mangia, quando lo si mangia e come ci si sente in quel momento. Gli schemi che emergono dagli appunti possono essere molto rivelatori. Molte persone scoprono di allungare la mano verso i dolci dopo riunioni impegnative, o che le abbuffate serali sono correlate a sensazioni di solitudine. Prendere consapevolezza di questi schemi è il primo e più importante passo verso il cambiamento.

Immaginiamo una situazione concreta: Jana, una project manager di trentacinque anni, ha notato che ogni sera dopo il lavoro mangiava un intero pacchetto di biscotti, nonostante avesse già cenato abbondantemente a casa. Dopo aver iniziato a tenere un diario di cibo e umore, ha scoperto che non mangiava i biscotti perché aveva fame – li mangiava nel momento in cui si sentiva sopraffatta e aveva bisogno di "staccare". Il cibo funzionava per lei come un interruttore tra il tempo lavorativo e quello personale. Una volta compreso questo, ha potuto cercare altri modi per stabilire questo confine – una passeggiata, una doccia calda o dieci minuti di meditazione.

Esistono anche segnali fisici che aiutano a distinguere i due tipi di fame. La fame emotiva arriva improvvisamente e con intensità, mentre quella fisica si manifesta gradualmente. La fame emotiva tende a essere localizzata "nella testa" – come un pensiero o un desiderio, non come una sensazione corporea. La fame fisica, al contrario, si manifesta nel corpo – brontolii allo stomaco, calo di energia, leggera nausea in caso di digiuno prolungato.

Taccuino con appunti su emozioni e cibo circondato da spuntini sani e meno sani

Come gestire la fame emotiva?

Riconoscere la fame emotiva è fondamentale, ma non sufficiente. È altrettanto importante imparare a gestirla – e farlo senza autogiudizio. Il mangiare emotivo non è un fallimento morale, è una strategia appresa per far fronte alle emozioni, che può essere gradualmente sostituita da alternative più sane.

Uno degli approcci è il cosiddetto urge surfing (navigare sull'onda del desiderio), una tecnica derivata dalla terapia cognitivo-comportamentale. Invece di cedere immediatamente alla voglia di cibo, si lascia che questo desiderio "arrivi e se ne vada" come un'onda – lo si osserva con curiosità, non con resistenza. La maggior parte delle voglie emotive raggiunge il picco e poi si attenua nel giro di dieci-venti minuti, se non vi si presta attenzione attiva.

Un altro metodo efficace è costruire un repertorio di strategie alternative per gestire le emozioni. Il movimento – anche una breve passeggiata all'aria aperta – riduce in modo dimostrabile i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress, attenuando così la tensione emotiva. Una conversazione con un amico, scrivere un diario, ascoltare musica o svolgere un'attività creativa possono svolgere una funzione simile al cibo, ma senza effetti collaterali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che prendersi cura della salute mentale e la capacità di regolare le emozioni sono pilastri fondamentali della salute complessiva.

È anche importante non confondere la cura di sé con il divieto di godere del cibo. Il cibo è e sarà sempre parte della cultura, delle celebrazioni, della condivisione e della gioia – e questo è assolutamente giusto. Il problema non si pone quando si mangia un pezzo di torta a una festa di compleanno, ma quando il cibo diventa sistematicamente l'unico o il principale modo per far fronte alle emozioni difficili. Un rapporto sano con il cibo include sia la consapevolezza di ciò di cui il corpo ha bisogno, sia la libertà di godere del cibo senza sensi di colpa.

Se il mangiare emotivo diventa uno schema nettamente predominante e non si riesce a liberarsene con le proprie forze, è opportuno cercare un aiuto professionale – sia sotto forma di consulenza nutrizionale orientata alla psicologia del cibo, sia di psicoterapia. La terapia cognitivo-comportamentale e la terapia basata sulla mindfulness hanno dimostrato la loro efficacia nel trattamento del mangiare emotivo in numerosi studi.

Distinguere la fame emotiva da quella fisica è un'abilità che si sviluppa gradualmente e richiede pazienza e autoconoscenza. Ma è proprio questa capacità che può trasformare radicalmente non solo le abitudini alimentari, ma anche il rapporto complessivo con se stessi – ed è un investimento che vale sempre la pena fare.

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