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# Motivi per cui la vitamina D3 è più importante di quanto pensiate

Pochi vitamine hanno attirato negli ultimi tempi tanta attenzione scientifica quanto la vitamina D3. Eppure gran parte della popolazione la sottovaluta da tempo – o non ne sa nulla. Si tratta però di una sostanza che influenza decine di processi nel corpo umano, dall'immunità all'umore fino alla solidità delle ossa. La carenza di vitamina D3 riguarda una stima di oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, come riporta uno studio pubblicato sulla rivista Nutrients. In Repubblica Ceca, dove le giornate di sole non sono certo abbondanti, la situazione è particolarmente preoccupante.

Forse vi state chiedendo: ma la vitamina D la assumo già con l'alimentazione o con il sole, quindi perché dovrebbe essere un problema? La risposta è più complessa di quanto sembri – e vale decisamente la pena approfondirla.


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Cosa fa effettivamente la vitamina D3 e perché è così speciale

La vitamina D3, chimicamente denominata colecalciferolo, non è un nutriente qualsiasi. Dal punto di vista tecnico si comporta più come un ormone – influenza l'espressione di centinaia di geni e i suoi recettori si trovano praticamente in tutti i tessuti del corpo umano. Questo la rende un attore straordinariamente versatile nel campo della salute umana.

La funzione più nota della vitamina D3 è la sua influenza sull'assorbimento di calcio e fosforo, minerali fondamentali per la salute di ossa e denti. È proprio per questo che della vitamina D si parla tradizionalmente in relazione alla prevenzione del rachitismo nei bambini o dell'osteoporosi nelle persone anziane. Ma questo ruolo è solo la punta dell'iceberg. Le ricerche degli ultimi due decenni dimostrano che la vitamina D3 svolge un ruolo fondamentale anche nella regolazione del sistema immunitario – aiuta l'organismo a distinguere tra le proprie cellule e i patogeni esterni, contribuendo sia alla difesa dalle infezioni sia alla prevenzione delle malattie autoimmuni.

Interessante è anche il suo legame con la salute mentale. La vitamina D3 partecipa alla sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore che ha un'influenza determinante sull'umore e sul senso di benessere. Numerosi studi suggeriscono che bassi livelli di vitamina D correlano con un maggiore rischio di depressione e disturbo affettivo stagionale – quella cupa apatia che affligge molte persone nei mesi invernali. Non è un caso che in inverno ci sentiamo peggio: il sole, la nostra principale fonte di vitamina D, è semplicemente lontano.

Le ricerche collegano inoltre livelli adeguati di vitamina D3 a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 o alcuni tipi di cancro. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e numerose istituzioni sanitarie nazionali dedicano quindi un'attenzione sempre maggiore a questo tema. Come ha scritto il noto endocrinologo americano Michael Holick, il cui lavoro sulla vitamina D è considerato pionieristico: "La carenza di vitamina D è un'epidemia globale che rimane in gran parte non riconosciuta."

Perché così tante persone ne sono carenti

Per capire perché la carenza di vitamina D3 sia così diffusa, dobbiamo guardare a come l'organismo la ottiene. Esistono tre fonti principali: la luce solare, l'alimentazione e gli integratori.

La più grande fonte naturale è il sole. Quando la radiazione UVB colpisce la pelle, innesca una reazione biochimica che porta alla sintesi della vitamina D3. Sembra semplice – ma in pratica esistono numerosi fattori che limitano questa sintesi. La latitudine geografica gioca un ruolo enorme: nell'Europa centrale, di cui fa parte anche la Repubblica Ceca, la radiazione UVB è sufficientemente intensa solo da aprile a settembre circa. Nel resto dell'anno – ovvero per ben sei mesi – l'organismo non produce praticamente vitamina D3 dal sole. A questo si aggiunge lo stile di vita moderno: la maggior parte delle persone trascorre la giornata lavorativa in ambienti chiusi, durante le attività all'aperto utilizza creme solari (che sì proteggono dalle scottature, ma bloccano anche la sintesi della vitamina D), e la pelle delle persone anziane perde inoltre la capacità di sintetizzare la vitamina D3 in modo così efficiente come in gioventù.

Per quanto riguarda l'alimentazione, le fonti alimentari naturali di vitamina D3 sono piuttosto limitate. I pesci grassi come salmone, sgombro o sardine sono tra le fonti più ricche, seguiti dall'olio di pesce, dai tuorli d'uovo e dal fegato. Gli alimenti arricchiti – come alcuni tipi di latte o cereali – possono aiutare, ma difficilmente coprono il fabbisogno giornaliero. Per vegetariani e vegani la situazione è ancora più difficile, poiché le fonti vegetali contengono prevalentemente vitamina D2 (ergocalciferolo), che è meno biologicamente efficace della D3.

Il risultato è che una gran parte della popolazione ceca soffre di carenza o insufficienza di vitamina D, soprattutto nei mesi invernali. I gruppi a rischio sono le persone anziane, le persone con carnagione più scura (la melanina riduce la sintesi della vitamina D nella pelle), le persone obese (la vitamina D si accumula nel tessuto adiposo ed è meno disponibile), le donne in gravidanza e i neonati, ma anche i lavoratori d'ufficio che trascorrono pochissimo tempo all'aperto.

Prendiamo ad esempio Martina, una contabile quarantaquattrenne di Brno che si era rivolta al suo medico lamentando stanchezza cronica, dolori muscolari e infezioni ricorrenti. Gli esami del sangue hanno rivelato che il livello di vitamina D nel suo organismo era criticamente basso – eppure non soffriva di alcuna malattia grave e seguiva un'alimentazione relativamente sana. Dopo aver iniziato l'integrazione e trascorrere più tempo all'aperto, le sue condizioni sono migliorate significativamente nel giro di pochi mesi. Una storia da manuale – eppure del tutto comune.

Come scoprire se si ha abbastanza vitamina D3

Arriviamo ora alla parte pratica, che interessa la maggior parte delle persone. Come si fa a capire se manca la vitamina D3?

I sintomi della carenza sono purtroppo molto aspecifici – ovvero tali da poter segnalare decine di condizioni diverse. Tra questi rientrano stanchezza cronica ed esaurimento, dolori alle ossa e ai muscoli, infezioni frequenti, umore depresso o stati depressivi, cicatrizzazione lenta e caduta dei capelli. Il problema è che le persone spesso attribuiscono questi sintomi allo stress, al sovraccarico di lavoro o semplicemente all'"età" – e non ne scoprono mai la vera causa.

L'unico modo affidabile per conoscere il livello di vitamina D nell'organismo è un esame del sangue. Nello specifico si misura la concentrazione di 25-idrossivitamina D (abbreviata 25(OH)D) nel siero, poiché questa forma riflette meglio le riserve totali di vitamina D nell'organismo. Il test può essere eseguito dal medico di base o in un laboratorio privato; oggi lo offrono anche molte farmacie o centri benessere.

Cosa significano i valori? Secondo le raccomandazioni dell'Endocrine Society, si considera carenza un valore inferiore a 20 ng/ml (50 nmol/l), e insufficienza i valori compresi tra 20 e 30 ng/ml. Il livello ottimale si colloca tra 40 e 60 ng/ml, mentre alcuni esperti raccomandano valori ancora più elevati per obiettivi di salute specifici. La tossicità della vitamina D si manifesta solo a livelli molto alti – generalmente oltre 150 ng/ml – ed è praticamente irraggiungibile con un'integrazione ragionevole.

Se il test rivela una carenza, è opportuno consultare il medico per determinare la dose di integrazione più adatta. Le raccomandazioni standard per gli adulti si aggirano intorno alle 1000-2000 UI al giorno come dose preventiva; in caso di deficit accertato, il medico può consigliare dosi significativamente più elevate – sempre comunque sotto supervisione medica. È importante sapere anche che la vitamina D3 è una vitamina liposolubile, quindi si assorbe meglio se assunta insieme a un pasto contenente grassi. Agisce in sinergia con la vitamina K2, che aiuta a dirigere correttamente il calcio verso ossa e denti anziché verso i vasi sanguigni.

Nella scelta dell'integratore vale la pena optare per prodotti di qualità con una composizione chiaramente dichiarata e senza additivi superflui. Il mercato offre la vitamina D3 in varie forme – gocce, capsule, spray – e la forma in gocce è spesso apprezzata per la facilità di dosaggio. Un'opzione interessante sono anche i preparati combinati D3 + K2, che riflettono le più recenti acquisizioni scientifiche sull'azione sinergica di queste due vitamine.

Il sole, il movimento all'aria aperta e un'alimentazione varia ricca di pesci grassi rimangono la base dell'apporto naturale di vitamina D3 – ma per molte persone, soprattutto alle nostre latitudini e nel periodo invernale, semplicemente non bastano. Un esame del sangue regolare una volta all'anno, idealmente alla fine dell'inverno quando le riserve di vitamina D sono al minimo, può essere uno dei passi preventivi più semplici che possiate fare per la vostra salute. Il risultato vi darà una risposta chiara – e un'eventuale integrazione non sarà allora una questione di moda, ma una decisione consapevole supportata dai dati.

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