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La mattina vi alzate dal letto con un dolore sordo alle mascelle, le tempie doloranti e la sensazione di aver masticato pietre per tutta la notte. I denti vi fanno male anche se non avete mangiato nulla, e il vostro partner si lamenta dei fastidiosi rumori notturni che sembrano il cigolío del vetro. Se questa situazione vi suona familiare, probabilmente soffrite di bruxismo – una condizione di cui la maggior parte delle persone non sa quasi nulla finché non inizia a causare seri problemi.

Il bruxismo, ovvero il digrignamento involontario dei denti e il serramento delle mascelle, colpisce secondo le stime circa l'8-31% della popolazione adulta. Il range è così ampio perché molte persone non sono affatto consapevoli del loro problema – accade infatti più spesso durante il sonno, quando non abbiamo il controllo cosciente del nostro corpo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità annovera i disturbi del sonno e le condizioni ad essi correlate tra le crescenti sfide sanitarie dell'era moderna, e il bruxismo appartiene senza dubbio a questa categoria.


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Cosa succede davvero alla mascella durante la notte

Per capire perché il bruxismo sia così insidioso, vale la pena immaginare cosa accade in bocca nel corso di una singola notte. I muscoli della mascella – in particolare il muscolo massetere – sono tra i muscoli più forti del corpo umano. Durante la masticazione consapevole possono esercitare una pressione di circa 70-150 chilogrammi per centimetro quadrato. Durante il digrignamento notturno, tuttavia, questa pressione può essere significativamente più elevata, poiché mancano la regolazione consapevole e il naturale feedback protettivo. I denti sono quindi sottoposti a un carico enorme per ore intere, ripetutamente, notte dopo notte.

Il risultato sono microfratture e fratture macroscopiche dello smalto, abrasione dei denti, loro accorciamento e, nei casi avanzati, crepe o perdita dei denti. Ma non è tutto. L'eccessiva tensione dei muscoli mandibolari porta al loro sovraccarico, che si manifesta con mal di testa, dolori nella zona delle orecchie, senso di pienezza o pressione auricolare senza alcuna infezione, e anche dolori al collo e alle spalle. L'articolazione temporo-mandibolare – comunemente abbreviata in ATM – viene cronicamente sovraccaricata, il che può sfociare in una sua disfunzione e in una sindrome dolorosa nota come DTM (disfunzione temporo-mandibolare).

Molte persone si rivolgono al medico lamentando dolori alle orecchie o alla testa, quando in realtà la vera causa dei loro disturbi risiede proprio nel digrignamento notturno. Gli odontoiatri riescono a riconoscere il bruxismo con relativa facilità – basta osservare l'usura dello smalto dentale, che presenta un pattern caratteristico, diverso dalla normale usura causata dal cibo o dallo spazzolino.

Lo stress come fattore scatenante che si nasconde sotto la superficie

Perché i denti digrignano? La risposta risiede in larga parte nella psicologia e nel modo in cui il cervello umano elabora lo stress. Le ricerche moderne mostrano che bruxismo e stress sono strettamente correlati – il carico psicologico cronico, l'ansia e le emozioni accumulate si riflettono letteralmente nella tensione muscolare di tutto il corpo, mascella compresa. È uno dei tanti modi in cui il corpo reagisce a ciò che la mente non riesce o non ha il tempo di elaborare consapevolmente.

Pensiamo ad esempio a Markéta, una project manager trentaquattrenne di Praga che per diversi mesi aveva affrontato un progetto impegnativo, ore di straordinario e conflitti nel team. Si diceva di gestire bene lo stress – andava a yoga, cercava di dormire a sufficienza. Eppure ogni mattina si svegliava con un dolore alla mascella. Solo quando il dentista le mostrò le fotografie dei denti consumati e le spiegò cosa stava accadendo, capì che il suo corpo stava reagendo allo stress in un modo che lei stessa non percepiva affatto. Questa è una storia che gli odontoiatri conoscono bene e che si ripete quotidianamente nei loro studi.

La scienza a riguardo è piuttosto solida. Le ricerche pubblicate sulla rivista specializzata Journal of Oral Rehabilitation confermano ripetutamente la correlazione tra il livello di stress psicosociale e la prevalenza del bruxismo. I fattori scatenanti possono essere il sovraccarico lavorativo, i problemi relazionali, l'insicurezza economica, ma anche fattori apparentemente meno gravi come i grandi cambiamenti di vita – un trasloco, un nuovo lavoro o l'arrivo di un figlio. Il sistema nervoso reagisce a tutti questi stimoli con un'aumentata attivazione della branca simpatica – la cosiddetta risposta "combatti o fuggi" – e questa attivazione si manifesta, tra l'altro, proprio con un'aumentata tensione nei muscoli mandibolari.

Non è privo di interesse il fatto che il bruxismo sia peggiorato significativamente durante la pandemia di Covid-19. Uno studio del 2021 pubblicato sul Journal of Clinical Medicine ha registrato un aumento dei sintomi associati al digrignamento dei denti e ai dolori mandibolari, identificando come fattori chiave proprio l'aumento dell'ansia, la perturbazione del ritmo del sonno e l'incertezza generale di quel periodo.

Oltre allo stress, esistono altri fattori di rischio. Il consumo di caffeina e alcol, soprattutto nelle ore serali, può aumentare l'attività muscolare durante il sonno. Il fumo, alcuni farmaci – in particolare gli antidepressivi della classe degli SSRI – e i disturbi del sonno come l'apnea notturna sono anch'essi associati a una maggiore prevalenza del bruxismo. Anche la predisposizione genetica gioca un ruolo, poiché il bruxismo tende a ricorrere all'interno delle famiglie.

Come difendersi e cosa funziona davvero

La buona notizia è che il bruxismo può essere trattato, o almeno i suoi effetti possono essere significativamente ridotti. La cattiva notizia è che non esiste una soluzione semplice e universale – si tratta di un problema complesso che richiede un approccio complesso.

Il metodo più diffuso e al tempo stesso più diretto per proteggere i denti sono i bite occlusali, talvolta chiamati anche bite notturni o paradenti. Si tratta di dispositivi in plastica realizzati su misura che vengono indossati sui denti prima di dormire e impediscono il contatto diretto tra le superfici dentali. Non fermano il digrignamento in sé, ma proteggono i denti dal danno meccanico e riducono il carico sull'articolazione temporo-mandibolare. Il dentista è in grado di adattare il bite con precisione alla forma della dentatura del paziente, e un bite così realizzato è significativamente più efficace delle varianti economiche disponibili in farmacia.

Oltre alla protezione fisica, è però assolutamente fondamentale lavorare sulla causa. Se il fattore scatenante è lo stress cronico, il bite da solo non risolverà il problema – ne mitigherà soltanto le manifestazioni. La psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, ha dimostrato in numerosi studi un effetto positivo sulla riduzione del bruxismo, aiutando le persone a gestire meglio lo stress e l'ansia. Come disse il celebre psichiatra Viktor Frankl: «Tra lo stimolo e la risposta c'è uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà e la nostra capacità di scegliere la risposta.» Proprio questo spazio – la capacità di rispondere consapevolmente allo stress invece di reagire automaticamente con la tensione muscolare – è l'obiettivo del lavoro terapeutico.

La fisioterapia focalizzata sulla zona della mascella, del collo e delle spalle può alleviare notevolmente il dolore e ripristinare la corretta funzione dei muscoli sovraccarichi. I massaggi dei muscoli masticatori, gli esercizi per rilasciare la tensione nella zona della testa e del collo, nonché le tecniche di biofeedback – con cui il paziente impara a percepire e rilasciare consapevolmente la tensione nella mascella – appartengono ai metodi con buoni risultati.

Nell'ambito delle abitudini quotidiane, esistono alcune cose che possono migliorare la situazione in tempi relativamente brevi. Limitare la caffeina dopo le 14:00, evitare l'alcol prima di dormire, praticare un rilassamento regolare prima di coricarsi – che si tratti di un bagno caldo, meditazione, lettura o leggero stretching – tutto ciò può contribuire a calmare il sistema nervoso e ridurre l'attività muscolare notturna. È altrettanto utile prestare attenzione a come trascorriamo il tempo davanti agli schermi: la luce blu dei telefoni e dei computer disturba la produzione di melatonina e peggiora la qualità del sonno, contribuendo indirettamente a un decorso più grave del bruxismo.

Alcune persone giurano sul magnesio – e la scienza dà loro almeno parzialmente ragione. Il magnesio svolge un ruolo importante nella regolazione dell'attività neuromuscolare, e la sua carenza può contribuire ai crampi muscolari e all'aumento della tensione. Integrare il magnesio attraverso un supplemento di qualità o tramite un'alimentazione ricca di noci, semi, verdure a foglia verde e cereali integrali può essere uno dei tasselli del puzzle. Non è una cura miracolosa, ma come parte di un approccio più ampio alla cura del corpo e della mente ha senso.

La tossina botulinica – conosciuta più comunemente con il nome commerciale Botox – ha iniziato a essere utilizzata negli ultimi anni anche nel trattamento delle forme gravi di bruxismo. Le iniezioni nei muscoli masticatori riducono temporaneamente la loro capacità di generare contrazioni intense, attenuando significativamente il danno ai denti e il dolore. Si tratta di un metodo riservato ai casi più gravi ed eseguito da un medico specialista, ma i risultati nei pazienti correttamente selezionati sono molto promettenti.

Il bruxismo non è solo un problema dentale – è una finestra sullo stato generale dell'organismo, un indicatore di quanto bene o male gestiamo le esigenze della vita quotidiana. Ignorarlo significa rischiare non solo la perdita di una dentatura sana, ma anche dolori cronici, sonno disturbato e una ridotta qualità della vita. Al contrario, prenderlo sul serio e affrontarlo come un segnale che merita attenzione può essere il primo passo verso mattinate diverse – senza mascella dolorante e con la sensazione di un vero riposo.

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